Sulla parete dell’abside del duomo di Fidenza, troviamo frammenti di pittura rinvenuti durante i lavori di restauro condotti negli anni sessanta del secolo scorso. La loro dimensione è circoscritta dai motivi architettonici, cioè, dalle colonne appoggiate sulle figure che fanno da telamoni, e che sorreggono, a loro volta, i costoloni e le volte a ombrello della conca absidale. Rispetto all’ampio e verticale spazio della chiesa, e al complesso programma decorativo che si svolge sulla facciata in forma di scultura, questi affreschi danno solo un’impressione assai modesta, e potrebbero sfuggire agli occhi del visitatore di oggi. Ma la privilegiata collocazione di questi affreschi va notata, e la loro comprensione può fornire la chiave di lettura per l’ambiente storico e religioso dell’epoca.

Gli affreschi sono composti di cinque scomparti, la parte inferiore dei quali é sparita in a larga misura. Al centro della composizione, domina il Cristo giudice con i quattro segni di animali, i quali sono i simboli degli evangelisti, e sotto di lui resta solo la testa di Madonna raffigurata frontalmente. E ai fianchi sono i quattro angeli, tra cui i due in alto portano i simboli della passione e gli altri due in basso, suonano le tube per annunciare la fine dei tempi ai morti, che stanno risorgendo dai sarcofagi. Sono due sarcofagi differenziati uno dall’altro che potrebbero contenere separatamente i giusti e i futuri condannati.
Questi sono i motivi consueti che compongono il Giudizio finale, e sembra che non si stacchi molto dall’iconografia tradizionale del tempo, a parte il fatto che la collocazione di questo soggetto nella zona absidale non era affatto comune. Anche la presenza di San Francesco che si trova sulla sinistra della scena del Giudizio, chiede una adeguata spiegazione.
Torneremo a questi argomenti più tardi. Sulla destra, in una posizione corrispondente a quella di San Francesco, si vede una figura ridotta in lacerto con un bastone vescovile, la cui identità sarà molto difficile da individuare.

I riquadri triplici, che vediamo qui, si trovano anche negli affreschi del battistero di Parma, che potrebbero essere datati negli anni sessanta del 1200, comunque prima della consacrazione del Battistero nel 1270. Questa data dà un riferimento anche per gli affreschi di Fidenza (ma si vede una notevole differenza di stile tra gli affreschi di Parma e quelli di Fidenza). Fidenza è stata conquistata e distrutta dai parmigiani nel 1268 in modo che non abbia più potuto riprendere i lavori al duomo. Inoltre, la ferita del fianco di San Francesco, esibita con molta evidenza, è un indice che questo affresco risalga non prima degli anni cinquanta del 1200, quando si diffonde tale iconografia.
Quindi, il Giudizio finale con le figure di San Francesco e un ignoto vescovo risulta essere eseguita negli anni intorno al 1260. L’artista o l’ideatore degli affreschi di Fidenza poteva essere a conoscenza del Battistero di Parma in persona, se si tiene conto dell’importanza che aveva questo monumentale edificio, al portale occidentale del quale, di una data precoce, si trova scolpito un Giudizio finale nel timpano (si può vedere anche una vaga somiglianza in una persona che sta per uscire dal sarcofago).
Alla scoperta del Duomo di Fidenza con Hisashi Yakou
Sabato 15 dicembre 2013 al Ridotto del Teatro Magnani, tre studiosi ci hanno preso per mano e condotto alla scoperta della nostra Cattedrale. Si è infatti tenuta l'attesa conferenza “Romanico e Gotico del Duomo di Fidenza”,  inserita nel cartellone degli eventi culturali di dicembre.
La terza relazione, quella di Hisashi Yakou, docente di arte europea all’Università di Sapporo, che ha illustrato “La presenza di San Francesco nel Duomo di Fidenza”. Chi credeva di ascoltare una riedizione delle storie o leggende del passaggio di San Francesco a Borgo San Donnino e delle sue gesta in loco nei passati tempi, si è presto dovuto ricredere. San Francesco “é” oggi a Fidenza, anzi “al pari un apostolo” trova spazio nel Giudizio Finale dipinto nel bel catino dell’abside, in alto, sulla destra. E da qui si snoda il discorso di Hisashi, che tocca l’essenza anche teologica della costruzione del nostro Duomo. Lo studioso ci parla anche di un altro fidentino, un certo Fra Gherardo o Gerardo, che scrisse l’ “Introduzione al Vangelo eterno” nel 1254 e l’anno dopo venne subito condannato dalla commissione pontificia per il sospetto di eresia ma che probabilmente lasciò traccia delle sue idee anche nel nostro Duomo. Di questo studio riportiamo sotto la trascrizione dell'intervento di Hisashi Yakou.
La figura di San Francesco rappresentata al punto focale di una chiesa, cioè nel catino absidale, si trova in due delle più prestigiose Basiliche romane. Una è nella Basilica di San Giovanni in Laterano, e l’altra è nella Basilica di Santa Maria Maggiore. L’esecuzione in mosaico di tutti e due i casi è stata promossa dal primo pontefice francescano, Niccolò IV. Nella chiesa lateranense, Francesco con il suo pendent, Sant’Antonio di Padova, è raffigurato in una misura minuscola in confronto con i consueti protagonisiti dell’abside, cioè, la Madonna, San Giovanni Battista, e i quattro apostoli. Mentre nel mosaico di Santa Maria Maggiore, eseguito successivamente a quello di San Giovanni in Laterano, San Francesco, anche qui raffigurato con il santo padovano, ed essendo raffigurato nella statura molto alta, acquisisce lo status quasi equivalente a quello degli apostoli. Qui si può vedere un graduale cambiamento nella trattazione della figura di San Francesco, da un qualsiasi santo semplice ad un santo che possiede gli stessi diritti di un apostolo.
Vorrei notare che in queste due chiese romane sono rappresentate le gerarchie degli angeli, cioè, i nove cori degli angeli, in modo specifico. A San Giovanni, i nove angeli disposti intorno al Cristo Dio con un serafino al centro.
A Santa Maria Maggiore, gli angeli non sono distinti uno dall’altro, ma rispettano il numero duplicato di nove. Questi angeli usufruiscono della facoltà contemplativa che li permette di guardare Dio. I nove cori degli angeli, che godono così della beatitudine, sembrano essere soggetti preferiti nell’ambito dell’ordine francescano. In una chiesa napoletana, Santa Maria Donnaregina, su cui ho studiato per qualche anno, gli angeli distinti in nove gradi con i loro propri abiti, e disposti sull’arco trionfale, guardano la luce assimilabile a Dio che entra dalle finestre dell’abside.
Anche nella madre chiesa dei francescani troviamo questi stessi motivi. Ad Assisi, infatti, sopra l’altare della chiesa inferiore, gli angeli dei nove cori sono collocati lungo i costoloni della volta, e circondano la gloria di San Francesco e i tre scomparti che esaltano le virtù francescane. La cosa da notare è che, con la raffigurazione degli angeli, specificamente divisi in nove cori, appare una visione del mondo celestre a cui partecipano anche gli apostoli ed i santi, che a loro volta guardano Dio faccia a faccia, e godono della beatitudine.

D’altro canto, qui a Fidenza, San Francesco, accompagnato da un santo vescovo sul lato opposto, pur essendo raffigurato nella zona absidale come nelle chiese di Roma, non partecipa alla visione beatifica, ma accompagna il Cristo giudice. In altre parole, il santo sembra accompagnare la seconda venuta di Cristo. Vorrei ripetere che nell’abside si è soliti rappresentare sin dall’epoca paleocristiana le visioni celesti, a cominciare dalla Maiestas domini, la Traditio legis, l’Incoronazione di Maria, etc., ed inoltre, che non è molto frequente che il giudizio finale venga rappresentato nella zona intorno all’altare.
Un esempio molto raro si trova ora nella pinacoteca vaticana, ma solo se questo avesse funzionato come pala d’altare. In questa tavola, nel primo registro superiore, si siede in gloria Cristo con un bastone e un globo in mano, immediatamente sopra il Cristo giudice nel secondo registro. Quindi, anche a Fidenza, non si può escludere che nel centro della calotta, cioè, sopra il Cristo giudice affrescato, appariva una figura di Cristo in gloria, che sarebbe stata sostituita dalla scultura medievale, dove ora si trova, in occasione della risistemazione cinquecentesca della zona absidale.
Ma questo non sconta il fatto che l’introduzione del giudizio finale nell’abside, cioè, l’introduzione di un’iconografia, rappresentata solitamente sia nel timpano di portale sia sulla parete di controfacciata, è stata una novità, o almeno si può dire, uno dei rari e primissimi casi nella tradizione iconografica cristiana.

Qui bisogna ricordare che due scene relativamente simili in apparenza, quali il Giudizio universale e il Cristo in gloria potrebbero avere i significati molto differenti tra di loro.
Il Cristo in gloria, ossia la Maiestas domini, rappresenta la parusia nel senso stretto, cioè la presenza di Dio atemporale e non spaziale. Rappresenta l’esistenza di Dio che trascende il concetto o la definizione dello spazio e tempo. Invece, il Giudizio universale rappresenta il momento della fine dei tempi. Cristo è venuto per la seconda volta nel mondo a giudicare la gente. Questo avvento viene chiamato la “seconda venuta” di Cristo, e preferirei non chiamarlo la “seconda parusia” per evitare confusione. Nella parusia, infatti, trasformata in arte visiva come Maiestas Domini, non c’è concezione del tempo. D’altronde, la scena del Giudizio, come nel caso di Fidenza, assume la connotazione di avvenire, e di tempo.

Siamo arrivati al punto di interrogarci sul perché della presenza di San Francesco nell’affresco dell’abside di Fidenza. Forse, prescindendo dalla figura di un santo vescovo messo al lato opposto, si può dire che qui San Francesco è alzato al rango degli apostoli, che di solito accompagnano il Cristo giudice, accompagnato a sua volta dalla Madonna e da San Givanni Battista. Bisogna aggiungere che il gesto di San Francesco è anomalo, poiché i santi portano generalmente un libro o la bibbia in mano sinistra mentre la mano destra fa il segno di testimonianza oppure benedizione (per il bilanciamento della composizione, un santo che si trova sulla sinistra più frequentemente porta il libro in mano sinistra). E poi, il gesto di mostrare manifestamente il libro sembra conferire un significato particolare a questo libro. Il santo combatte con questo libro, oppure vuole mettere in discussione l’autenticità del libro?

Lo studioso americano, William Robert Cook, scrive solo due righe sull’affresco di Fidenza, e dice, in via assolutamente ipotetica, che questo è un raro esempio di Francesco messo in un’ambientazione esplicitamente apocalittica, e forse Gerardo di Borgo San Donnino e Giovanni di Parma hanno influenzato, almeno indirettamente, nella scelta di inserire la figura di San Francesco nel contesto del Giudizio in una collegiata. Allora, il libro che San Francesco alza in alto può alluderebbe al “Vangelo eterno” ossia il Vangelo spirituale di Cristo che, secondo la tesi di Gioacchino da Fiore, domina il terzo periodo del mondo, cioè il mondo che arriva dopo il 1260. Il tempo coincide.
Gerardo di Borgo San Donnino ha scritto l’ “Introduzione al Vangelo eterno” nel 1254, e l’anno dopo è stato subito condannato dalla commissione pontificale per il sospetto di eresia. Giovanni di Parma è stato sollevato dall’incarico di ministro generale dell’ordine francescano per la sua posizione filogioachimita nel 1257. Secondo questa interpretazione, la figura del vescovo potrebbe rappresentare l’ordo clericorum, che verrà superata dall’ordo monachorum che è l’ordine francescano. Oppure il santo assisiate insiste solo a rispettare il vecchio e nuovo Testamento, obiettando la supposizione della terza parte della Bibbia, cioè il Vangelo eterno che procede dalle due parti della Bibbia, come lo Spirito Santo procede dal Padre Dio e dal Figlio di Dio? Il Vangelo eterno si forma dallo spirito dei vivi, e di conseguenza deve esistere solo spiritualmente, senza forma materiale. In questo caso, San Francesco fa parte dell’ortodossia della chiesa cattolica.

Penso che il dibattito rimarrà aperto, almeno finché non appaiano nuovi più conclusivi indizi, certo è suggestivo pensare che la pittura sia direttamente influenzata dal pensiero di Gerardo di Borgo san Donnino, se cosi fosse avremmo anche una precisa indicazione cronologica per l’esecuzione delle pitture, a ridosso del 1254 e prima della condanna dei suoi testi.

Hisashi Yakou
Hisashi Yakou (al centro) durante la conferenza
San Francesco
Santo vescovo
La presenza di San Francesco d’Assisi nel duomo di Fidenza
Il Duomo di Fidenza
Alla scoperta del
Duomo di Fidenza