Ettore Ponzi - Facciata della Cattedrale, 1948
1.  Formella di Re Erode
2.  Formella dei Tre Magi in viaggio
3.  Cavalieri e dignitario
4.  Papa Adriano II conferisce all'arciprete di Borgo mitria e pastorale
5.  Animali ed uccelli simbolici
6.  Vergine con il bambino
7.  San Simone apostolo con rotolo
8.  Re Davide
9.  La Presentazione di Gesù al Tempio
10. Angelo che indica la via
11. Episodi della vita di San Donnino
12. Adorazione dei magi e sogno di San Giuseppe
13. Il rapimento del profeta Elia
14. Profeti e gli Apostoli
15. Abramo ed anime dei giusti
16. La vita della Vergine e degli evangelisti
17. Leone
18. Leone
19. Il profeta Ezechiele
20. Vergine col Bambino
21. Angelo che indica il cammino
22. San Raimondo
23. Arciprete mitrato di Borgo
24. Sculture di animali simbolici
25. Ercole ed il leone Nemeo
26. Grifo che artiglia un cervo
27. Scene di vita
28. Donna che fila
Legenda
Ettore Ponzi - Facciata del Duomo di Fidenza  1948 - Olio su faesite  38x60
Il duomo di Fidenza è uno soggetti più amati dall'artista .
Siti interessanti
"La facciata della cattedrale di Borgo San Donnino. Bisognerebbe condurvi gli scultori in pellegrinaggio, che si inginocchiassero lì sul sagrato. Re David nella sua nicchia: quello è il re della scultura. Forza, sobrietà, volontà, dignità, disciplina. Arte antica, arte moderna: chi ha inventato queste distinzioni?"
Ugo Ojetti             "Corriere della Sera", 22 settembre 1922.


Alla scoperta del Duomo di Fidenza

La planimetria del Duomo di Fidenza che qui presentiamo, è frutto di un lavoro di gruppo eseguito dalla “terza A" e dalla “quarta B» della sezione “geometri" dell'Istituto Tecnico ”L. Paciolo" di Fidenza, guidato dal praf. Alberto Allegri, nell'anno scolastico 1972-73. Il prof. Allegri, membro della sezione fidentina di Italia Nostra, ha portato gli studenti a contatto di un insigne monumento del romanico emiliano per una verifica e presa di coscienza.
L'esperienza nuova e complessa ha lasciato nell'animo degli studenti più sensibili una certa soddisfazione: «sotto la guida del prof. Alberto abbiamo fatto un lavoro che francamente ci sembra più che soddisfacente .... " scrive Giordano F.
Il risultato frutto di un rilievo accurato e preciso è un altro contributo alla conoscenza della chiesa di S. Donnino che non finisce mai di sorprendere e di meravigliare.
La pianta del Duomo è tutta una composizione geometrica non rigidamente perfetta, ma con notevoli deformazioni asimmetriche.
Essa è composta da tre navate longitudinali e da un santuario molto profondo con cripta. La navata centrale ha la larghezza doppia delle minori e campate lunghe quanto larghe, cioè quadrate; ad ogni campata della navata centrale, ne corrispondono due in ciascuna delle navatelle.
Una cosa importante da rilevare è la divergenza dei muri perimetrali e al contrario la convergenza dei pilastri interni. Ci sembra che l'architettura assuma all'esterno un senso di dilatazione e all'interno di profondità.
La facciata converge verso l'asse mediano tanto da essere come divisa in due parti. I leoni stilofori sono perpendicolari ai rispettivi lati della facciata, sottolineandone la particolare convergenza.
La difficoltà maggiore incontrata nel corso dei lavori di rilievo fu quella di rapportare le misure attuali con quelle del sec. XIII. Le misure complessive dell'edificio sono: lunghezza m. 54 e larghezza m. 31,50.
La pianta più nota fino ad ora del Duomo di Fidenza è quella disegnata da G. B. Astolfi nel secolo scorso. Una variante più recente è rappresentata dalla planimetria pubblicata nel 1952 da G. Francovic che, date le ridotte dimensioni, risulta però di difficile lettura e annulla i particolari. Queste due planimetrie sono state più volte riprese e riprodotte dai vari studiosi che si sono interessati al Duomo di Fidenza e che qui è inutile citare.
La pianta che presentiamo dunque offre un contributo originale, più accurato e scientifico delle precedenti.
Classi III A e IV B dell'Istituto Tecnico “L. Paciolo"
Si ringraziano il Preside dell'Istituto prof. Ferdinando Menozzi, il prof. Bernardo Degiovanni, il prof. Enrico Corradini e gli studenti che hanno partecipato alla ricerca: .
Classe III A: Alfieri Emanuela, Andresani  Giorgio, Barchielli Mariano, Bertolazzi Ivana, Calle Vincenzo, Cammi Marta, Cantarelli Maurizio, Baruffaldi Antonio, Capelli Pierluigi, Ertiani Donatella, Ferri Mau ro, Melloni Filippo, Ferrari Giordano, Morsia Attilio, Piacentini Daniele, Ramelli Patrizia, Rizzi Antonella, Rubini Luigi, Sesenna Giovanni, Trabucchi Massimo, Valentini Antonella, Visconti Claudio, Zanotti Luigi, Zerbini Anna, Ziliotti Paolo, Alfieri Paolo.
Classe IV B: Annoni Maurizio, Bernardelii Giuseppe, Brianti Giampaolo, Ferrari Corrado, Ghezzi Gianfranco, Merusi Ferdinando, Moschini Graziano, Robuschi Stefano, Torrembini Vittorio, Moschini Corrado.

Planimetria e commento ripreso dalla rivista della Sezione di Fidenza di Italia Nostra "Proposta" del maggio 1973. 


La planimetria dell'edificio
Per una lettura più approfondita delle sculture vedi:
"Decorazioni scultoree del Duomo di Fidenza" su Wikipedia, l'enciclopedia libera.
"Schede sulle sculture del Duomo" sul sito ufficiale del Museo del Duomo di Fidenza


Bibliografia
Gervasoni, Adriano, Il Duomo di Fidenza. Guida per il visitatore corretta ed aggiornata da GP. Gregori, 5a edizione, 2009
Gregori, Gianpaolo, Carlomagno e i carolingi a Fidenza. Le storie di Berta, Milone e Rolandino, Cremona, Fantigrafica ed., 2009

Il Duomo di Fidenza
Gli intarsi marmorei nel pavimento del duomo di Fidenza
SIMBOLI E MISTERI NELLA CATTEDRALE DI S. DONNINO

Se è vero che Il Santo e il Martire regnano dalla tomba (nota 1), forse nessun regno è più splendido, nella fede e nell'arte, che quello di San Donnino Martire. Storia e leggenda si intrecciano nelle vicende secolari e drammatiche di Fidenza, la città romana sorta sulla Vicumvia gallica, poi decaduta, poi più volte distrutta, indi chiamata Borgo San Donnino fino al 1927, per riassumere infine l'antico nome.
Ma ogni vicenda, dal tempo della persecuzione di Massimiano Erculeo (quando fu martirizzato San Donnino) (nota 2), è legata al culto del Santo, e come santuario nel sepolcro venerato sorge la cattedrale (nota 3); tappa di pellegrini sulla via Francigena verso Roma; quasi di nuovo, è nei secoli, avamposto di Roma verso il Nord.
Tutti hanno ammirato la bellezza solenne ed austera del monumento. Anzi, ben poche - forse - sono le bibliografie così ricche nei secoli come quella sulla nostra cattedrale. È però come se questi scritti si fossero limitati ad esaltare la bellezza delle linee architettoniche o delle sculture, con accenni più o meno vaghi al mistero di certe figurazioni, al significato oscuro di certi mascaroni (nota 4).
Per le sculture, poi, e talvolta anche per l'archetipo, non esistendo documentazioni valide o altri appigli, il nome Antelami è parso sufficiente ed autorevole suggello. Sicché numerose diatribe sono sorte per attribuire o negare al grande Benedetto questo o quel pezzo, tutto o in parte il disegno architettonico. Ma nessuno si è mai preoccupato di analizzare a fondo gli scarsi documenti rimasti qua e là, di ricostruire la storia di Borgo nei secoli XII e XIII, né - tanto meno - di rivivere il clima spirituale da cui è nata la cattedrale.
Non si è pensato ai veri motivi per cui una certa documentazione si è, probabilmente, perduta, o, forse, non è neppure mai esistita: l'egemonia di Piacenza su Borgo e le atroci distruzioni, da parte dei Parmigiani, di Borgo stessa, più volta perduta e più volte riconquistata, la lunga appartenenza di Borgo alla parte ghibellina, specialmente al tempo di Federico Barbarossa e di Federico II, quando erano signori del luogo rispettivamente Giovanni Pallavicino « L'Airone» e Gberto Pallavicino « Il Grande », la progressiva decadenza della famiglia regnante, l'obertengo-pallavicini a (che diede alla Chiesa un antipapa, nel secolo XI, nella persona di Kadalo), soprattutto nei rami di Pellegrino e di Borgo, la rovina dei Templari, dopo il processo del 1308-1314 e la decadenza dell'ordine Benedettino Cistercense, la segretezza di cui si circondavano i « Maestri Costruttori ».

Si aggiunga: il discredito in cui sono sempre state tenute, ingiustamente, le cronache manoscritte del canonico Vittorio Pincolini-Pallavicini (1709-1795), fin dal tempo suo, dal quasi conterraneo Ireneo Affò (nota 5), una sorta di insanabile preclusione ad intendere a fondo il Medio Evo da parte di studiosi anche geniali (ma gravitanti più o meno nell'orbita dell'Illuminismo) quali Ireneo Affò e Pietro Zani (17481821), un accanito campanilismo ottocentesco per cui i più eminenti studiosi di quel tempo, tanto di Borgo quanto della vicina Busseto, perdettero tempo in una interminabile «diatriba» per identificare o no Borgo con la romana Fidenza, ed infine la parziale distruzione sia dell'archivio vescovile sia della Biblioteca del Seminario di Fidenza durante l'ultima guerra.

I motivi fondamentali, che invitano ad una nuova lettura, sono dunque: gli intarsi marmorei del pavimento con la figurazione che chiamerei rosa-croce pallavicinia, i cicli scultorei, sulla facciata, e soprattutto nella porta a Sud, presso la torre detta «Del Trabucco»; anche per questa porta, in mancanza di altri appellativi, darei la definizione di porta misterica (la scritta seminascosta di un abaco, in parte abrasa, sembra singolarmente significativa), le raffigurazioni di un cinocefalo e di mostri fantastici nella loggetta esterna meridionale e di bassorilievi con simboli dell'Apocalisse e del Veltro (pieducci, anche strombi interni delle finestrelle absidali, in cripta), le simbologie architettoniche, come le due colonne nell'arcone del presbiterio, che si possono interpretare come riferentesi a quelle di Joachim o di Boaz nel tempio di Salomone, graffiti, e persino, infine, alcuni cunicoli sotterranei diramantisi a X intorno alla cattedrale; questi, insieme con il pozzo sacro, starebbero a dimostrare profonde conoscenze geomantiche nei costruttori.

La rosa-croce pallavicinia
Un quinconce, ossia cinque quadrati disposti come in una scacchiera (stemma della famiglia obertengo-palavicinia) nella prima chiave di volta della navata maggiore, un intarsio marmoreo nel pavimento della medesima (a perpendicolo sotto il quinconce stesso) e un altro uguale intarsio, posto sotto la seconda chiave di volta. [Un terzo intarsio, che doveva trovarsi sotto la terza chiave di volta, è - con tutta probabilità - scomparso quando, nel 1568, fu allungato il presbiterio e lo scalone di accesso al presbiterio stesso debordò a tal punto da coprire l'ultima parte della pavimentazione nella navata centrale].
Elementi che sono stati considerati finora come puramente decorativi, ma si sono rivelati invece, ad una attenta considerazione, quasi una «summa» di significati esoterici: segno ed immagine della cultura ducentesca, che sapeva unire l'armonia aritmo-geometrica a quella artistica, mentre attribuiva ai simboli una sorta di potere magico evocativo:
Nella figurazione dell'intarsio noi possiamo, infatti, vedere: un quinconce palavicinio (stemma della famiglia regnante in Borgo quando fu costruita la cattedrale, e cioè in un arco di tempo che va, probabilmente, dalla fine del secolo XII alla seconda metà del secolo XIII), iscritto in una croce greca (che forma una sorta di X, quasi un moto rotorio a diagonale sugli assi dell'altra croce greca leggibile nel quincone stesso), iscritta, a sua volta, in un ottagono irregolare; questo ha la proprietà di avere i lati minori coincidenti con quelli dei quadrati disposti a scacchiera intorno all'ottagono, la cui diagonale coincide, a sua volta, con i lati maggiori; gli assi del suddetto ottagono sono - alla stessa maniera di prima - disposti in moto rotatorio rispetto a quelli della croce greca.
E possiamo considerare: il ritmo ternario (per la triplice ripartizione orizzontale e verticale), espresso nel quincone e nella croce sovrapposta, il ritmo quaternario nei quadrati inscriventi gli scacchi del quincone, e i bracci della croce greca e i lati maggiori dell'ottagono.
Ritmo epitrito (che ha in sé tanto il tre quanto il quattro), potremmo dire con Platone.
Ma se per gli uomini del Medio Evo, secondo una tradizione pitagorica, il quadrato è simbolo di perfezione e di giustizia, il cinque di fecondità, l'otto di amore e di giustizia, ecco i primi significati attribuibili alla figurazione. Che sembra tuttavia esprime - soprattutto la simbologia del cinque, ritenuto, fra i numeri cosiddetti « perfetti », uno dei più significativi. Basti pensare, ad esempio, che, secondo una tradizione misterica, nella lettera E (epsiI6n), che in greco antico è anche il numero 5, consisteva la risposta di Socrate all'oracolo di Delfi, il quale pronunciava il famoso gnothi seauton (nota 6).
Ora l'E può significare tanto «Tu sei» (cioè riconoscere la divinità) quanto «5», cioè il numero «nuziale », esprimente la quintessenza o «quinta essentia ». Sta in antitesi al «Tu sei» l'altro ammonimento: «Conosci te stesso », ma in modo che tra i due c'e consonanza: l'uno è una esclamazione rivolta con sgomento e riverenza al dio che esiste eternamente, l'altro è per il mortale un memento della sua natura e debolezza (Plutarco, Sulla E di Delfi nella trad. cit.).
« Quinta essentia », cioè: Aurum potabile, acqua permanens, vinum ardens, elixir vita e, solutio, coelum (Zolla, op. cit.). E quindi la possibilità dell'unione del pari con il dispari (2 + 3), dell'elemento maschile con il femminile, del finito con l'infinito, del pianeta con le stelle.
D'altra parte non mi sembra azzardato pensare che il quinconce sia disposto (e voglia esserlo) come una X (prima lettera del nome Cristo in lingua greca) e la X, nella tradizione platonico-cristiana, è simbolo del Verbo. Del Verbo e della Croce insieme, e, probabilmente, di quella « duplice Croce» cosmica di cui parla Jean Daniélou (nota 7) assai cara ad un'antica tradizione, se oltre al quinconce, si considera l'intera figurazione dell'intarsio.
Gli otto bracci dela duplice croce e i lati dell'ottagono ricondurrebbero cosi alla simbologia del numero (nota 8): numero delle Beatitudini Evangeliche e della Beatitudine, numero dell'armonia perfetta, numero sia degli elementi sia del corpo e degli stati d'animo secondo le Upanisad (v. Zolla, op. cit., cap. « Ottoade» nell'Introduzione).
Ma c'è di più: nelle cattedrali gotiche di Francia (come Reims, Chartres, Amiens) si trovano o si trovavano nei pavimenti i cosiddetti « Labirinti », ossia intarsi marmorei sui quali i fedeli si soffermavano a recitare speciali preghiere: simbolo non solo del pellegrinaggio terreno verso Gerusalemme, ma anche del pellegrinaggio spirituale verso la salvezza eterna.
Gli intarsi della cattedrale di Fidenza sembrano dunque analoghi a questi labirinti.
Ecco perché chiamerei Rosa-croce pallavicinia !'intarsio, date le sue analogie con altri simboli dei Rosa-Croce. Rosa perché è un fiore geometrico, Croce perché si unifica nella Croce e nella X simbolo di Cristo.
Un altro motivo, tuttavia, di interesse può essere il fatto che nell'intarsio si ritrova l'origine del Trabucco, ossia l'unità di misura degli antichi borghigiani, incisa alla base della torre detta appunto «del trabucco» (a destra in facciata) e corrispondente a m 3,2827.
Il Trabucco corrisponde a 7 volte la misura dei lati uguali dei triangoli isosceli esterni (m 0,4696) e a 9 volte il lato, interno, dei quadrati del quincone (m 0,3649). Questa corrispondenza di misurazioni ci assicura che gli intarsi o sono stati conservati intatti o sono stati riprodotti con scrupolosa esattezza quando il pavimento fu rifatto nel 18748.
La rosa-croce pallavicinia, meraviglioso fiore geometrico di candidi marmi, orlati di rosso e di azzurro (anche questi - come è noto - colori simbolici) diventa un messaggio, da cifrato e segreto che era, vivo, eloquente: praefatio, oltre che summa di quell'itinerarium mentis in Deum che è la cattedrale.
Strettamente collegati con i significati della rosa-croce, altri segni, leggibili nella cattedrale, secondo un iter logico-anagogico ben definibile nel suo complesso, se non in tutti i suoi particolari.
Il senso primo di detto iter appare quello del pellegrinaggio: pellegrinaggio terreno, preparazione e simbolo del pellegrinaggio eterno verso la salvezza: in questa cornice rientrano tanto l'ondata di Donnino verso il martirio e i miracoli del Santo che guidano nei secoli feudali alla salvezza, quanto il viaggio dei Re Magi, tanto i segni zodiacali quanto l'Apocalisse. Segue da vicino, connaturato con il primo, il senso del creato e della creatività umana, perenne inno di lode al Creatore.
Quindi la Bibbia, il bestiario, il Tempio, le stesse Divinità Pagane, egizie o greche, tradotte e ripresentate in un linguaggio cristiano.
Ogni realtà spazio-temporale e cosmica acquista così un valore eterno e l'architettura (sobria, ritmata, potente) assomma ogni possibilità, diventando il «santuario », la «casa» di Dio e degli uomini.
Vito Ghizzoni

Conoscenza religiosa
Elémire Zolla
4-1976-pp.117
Vito Ghizzoni, Simboli e misteri nella cattedrale di S. Donnino (I)
Schema di «Constructio ad triangulum» nella facciata della Cattedrale di Fidenza. Al centro del triangolo equilatero la figura di Cristo.
Quinconce palavicinio
Nota 1 - Da T. S. Eliot, Murder in the Cathedral.
Nota 2 - 393 d.C., secondo la tradizione.
Nota 4 - V., ad esempio, i ms. «Pincolini» (secolo XVIII, inediti) e C. Orlandi, Delle città italiane ecc., Perugia 1760-75.
Nota 3 - Il santuario, di stile romanico-gotico,  fu eretto a cattedrale nel 1603.
Nota 5 - Ireneo Affò, illustre storico e tanto geniale quanto profondo conoscitore di cose d'arte, nacque a Busseto nel 1741 ed ivi mori nel 1797.
Nota 7 - J. Daniélou, Théologie du ]udéo-Christianisme, Tournai 1958, trad.it. Bologna 1974.
Nota 8 - Non sono ancora stati ritrovati, e forse non lo saranno mai, i dati precisi in relazione alle misure esatte della nuova pavimentazione ottocentesca: gli scarsi documenti reperibili appaiono tuttora quanto mai frammentari.
Nota 6 - (Conosci te stesso), in E. Zolla, I mistici, Milano 1963, p. 13.
Conoscenza religiosa
Elémire Zolla
Annotazione
Si dice che il primo quinconce del pavimento del duomo è posizionato a perpendicolo con la croce di volta e anche sul Risveglio è comparso l'anno scorso un altro articolo con la stessa affermazione.
Se per posizione a perpendicolo intendiamo qualcosa di approssimativo, con una imprecisione di 30-40 cm, allora sono d'accordo.
La foto mostra il primo quinconce del pavimento e sullo sfondo il pilastro, il cui asse centrale è esattamente allineato con la chiave di volta (per ovvii motivi costruttivi): si nota facilmente la non corrispondenza dell'asse del pilastro col centro del quinconce.