Ettore Ponzi  1946 Neve sulle rovine - Olio su cartoncino 25X38
Ponzi e la sua città
Dietro all'abside del  Duomo isolato e miracolosamente illeso, un mare di rovine.
La produzione artistica di Ettore Ponzi, nel dopoguerra, si focalizza sul particolare soggetto della città di Fidenza in rovina e distrutta dai bombardamenti, una pittura che voleva "salvare il salvabile, sia pure in figura, di quanto rimaneva in piedi, prima che la mania e la smania di fare in fretta cancellassero completamente quello che il dirompere delle bombe aveva risparmiato.".


Ettore Ponzi nelle collezioni del Comune di Fidenza
Opere donate al comune di Fidenza dall'autore. (Catalogo mostra 1987 Dipinti e disegni delle collezioni comunali)
Ettore Ponzi - Fidenza La piazza Garibaldi con le rovine della rocca
Olio su tela 40X60        Firmato e datato 1947

Ettore Ponzi - La Cattedrale di Fidenza con le rovine del palazzo vescovile.
Olio su tela 45X70        Firmato e datato 1948
 
                           Commenti ricevuti:

                           January 8th, 2008, 05:03 PM 
                           Location: New York City
                           Very impressive work. I was particularly taken by the Images of Fidenza.
                           - Walter Idlewild
Dal catalogo "Dipinti e disegni delle collezioni comunali" 1987
I quadri del Comune di Fidenza tra Ottocento e Novecento
di Maurizia Bonatti Bacchini

L'opera che cronologicamente inaugura la raccolta del Comune di Fidenza è un acquerello di Girolamo Magnani, una veduta della piazza principale dipinta nel 1847, negli anni in cui si stava definendo la vocazione all'illusionismo scenografico e all'attività teatrale di questo figlio illustre di Fidenza.
Esattamente cento anni dopo, Ettore Ponzi, soffermandosi sullo stesso soggetto, ci mostra una piazza lacerata, ferita sul lato della rocca.
Una breccia aperta sullo spazio chiuso della piazza parla di guerra e di bombardamenti; sul lato opposto il palazzo municipale è intatto; lo spazio della piazza vuoto; intorno solo solitudine.
Come in un quadro di pittura metafisica, si coglie il respiro delle architetture e il palazzo gotico è sospeso in un'atmosfera irreale. Ma il pittore indugia sulla neve che copre le rovine, monconi di pietre e di muri, masse ravvicinate in primo piano: essa è sfatta, vaporosa, e non è solo gelida coltre, rosata cromia di freddo, ma intenso, simbolico messaggio di vita.
Sulle pietre immobili, nella piazza senza abitanti, questo manto soffice rigenera, consola, è natura che compie inesorabile il suo ciclo.
Una sorta di religiosa meraviglia si sprigiona allora dai cumuli di rovine gonfiate dalla neve - qui la tecnica è raffinatissima - soffuse di una inafferrabile, tenue luce rosea come se il colore del mattone ferito illuminasse tutto il paesaggio dei suoi riverberi: tanto che il quadro potrebbe essere letto in chiave di pittura chiarista, con richiami all'atmosfera di Lilloni, alla struttura di Vernizzi, alla materia di Padova.
E lo stesso stupore si diffonde dalle rovine intorno alla cattedrale di Fidenza nell'altro dipinto di Ponzi di proprietà comunale realizzato nel 1948.
Con lo stesso intenso stupore l'anno dopo Riccardo Bacchelli scrive:
"Bello, e bellissimo, allora e adesso, solitario adesso, e così più alto, e nobilmente patetico tra le rovine; bello e bellissimo il Duomo, sul luogo dove il martire, come narra il fregio del portale, decollato di là dallo Stiro ne, si levò col proprio capo tra le mani, e guidato dagli angeli, passò il fiume e venne a scegliersi il luogo della sua sepoltura veneratissima e miracolosa ... Queste macerie d'oggi, angosciose hanno una loro poesia, riadducendo la fantasia ai tempi e alle circostanze in cui i borghigiani costruirono la grande opera...

Ponzi ha dipinto nel 1948, Bacchelli ha descritto nel 1949 la triste poesia di queste macerie e il miracolo della sopravvivenza di un simile colosso.

E come la prosa di Bacchelli, anche la pittura di Ponzi respira dell'aura della Fidenza medioevale, quella che si sprigiona dal cotto, dall'arenaria gialla, dalla pietra grigia; c'è la cultura dell'Antelami e dei maestri comacini, quell'aura che l'artista ha certamente assorbito essendo cresciuto all'ombra della cattedrale: l'umore di quelle pietre trasuda in questi oli, da vedere anche come documento storico e come momenti esemplari del personalissimo linguaggio pittorico di Ettore Ponzi, artista che accarezza il palpito lirico della materia architettonica e che di ogni pietra, ogni edificio, ogni vicolo, ogni scorcio di Fidenza rievoca l'anima.



1908-1992
Pittore

Ettore Ponzi

Porticato del duomo
Olio su tavola 40X50 1945

Nel 1945 e poi nel 1946 Ettore Ponzi ha dedicato numerosi quadri al porticato del duomo  oggi non più esistente. Questo porticato collegava la sagrestia della cattedrale al vescovado che, danneggiato dai bombardamenti, fu totalmente distrutto nel primo dopoguerra per far posto all'attuale orribile sistemazione urbanistica del lato nord del duomo. Contemporaneamente, dalla parte opposta del duomo, veniva completata la demolizione dell'antico seminario vescovile. 
Ponzi assistette impotente a questi scempi  che, più che mai solo, cercò di contrastare.
 

Vecchio vescovado
Olio su tavola 38X39 1948

La nebbia avvolge il duomo sfumandone i contorni, mentre ciò che resta dell'antico palazzo vescovile crea una suggestiva prospettiva.
Nel quadretto qui sopra si vede anche il porticato secentesco già intaccato dal piccone nella parte rivolta ad est.
Non passerà molto ed anche il vescovado sarà cancellato malgrado siano ancora integri parte della facciata e il portale.
L'attuale vescovado, costruito più a nord in stile neutro, è disallineato alla facciata del duomo e crea una disturbante strettoia tra Piazza Grandi e piazza Duomo.


"Iniziai a dipingere quel poco che le bombe avevano risparmiato: il Duomo ad esempio, ancora intatto, il Vescovado e la bellissima facciata del Seminario Vescovile"
Ettore Ponzi - Scritti e pensieri (anni 80-90)
Vecchio seminario
Olio su compensato 20X20 1945

Si demoliscono gli ultimi resti dell'edificio seicentesco del seminario vescovile. Il seminario vescovile  edificato nel 1690 era uno degli edifici più interessanti della città, gli ampiamenti  successivi non avevano toccato la facciata dotata di un maestoso portale. Il bombardamento del 13 maggio 1944 centrò il fabbricato ma conservò la facciata e la parte esterna est del fabbricato rendendo possibile un parziale recupero del monumento.
Il recupero avrebbe restituito alla zona un aspetto del tutto diverso dallo squallore attuale.
Le memorie scomparse
 
Ettore Ponzi - Fidenza Nevicata su terragli, porta di San Donnino e casa Cremonini 1947  Olio su cartoncino 19X30
Oltre la schiera dei "terragli", interrotta per lo sventramento di una casa colpita dalle bombe, si scorge intatta la facciata della cattedrale mentre un manto di neve copre la porta di San Donnino e casa Cremonini
Il piccolo quadro mostra la zona prospicente all'attuale piazza A. Grandi  nel 1947 .  Sotto il manto di neve la strada verso la Cittadella partiva dalla Porta di San Donnino creando l'asse naturale di ogni successivo intervento urbanistico della zona.
Ettore Ponzi - La zona dei "terragli" dell'Oriola attorno al 1920
Disegno preparatorio su carta
Il disegno inquadra il grande spazio tra l'Oriola e il quartiere Cittadella che subì nel secolo scorso drastici interventi che ne alterarono più volte l'aspetto e la destinazione.
Il grande quadrilatero  era delimitato a sinistra dai "terragli" ed a destra dalla via del macello (ultimo tratto dell'attuale via Mazzini), in primo piano via Croce Rossa  e dall'altro lato in secondo piano dalla vecchia via Emilia. L'area comprendeva un lavatoio alimentato da acqua corrente poi interrato alla fine degli anni '20, altri lavori di "risanamento" riguarderanno poi il quartiere con la creazione di un collegamento più diretto tra il centro della città e la periferia ovest e la via verso Piacenza.
Immagini di Fidenza: 1945-1952