L'8 settembre '43 costituisce una data tragica per Ettore Ponzi e per tanti altri che come lui erano impegnati combattere su fronti lontani dalla Patria. L'esercito si sfalda, le persone restano sole in territori infidi, infestati da gruppi di irregolari dediti alla rapina e capaci di ammazzare per un paio di scarpe. Giornate terribili, angoscianti: malato, senza cibo, col fiato della morte sul collo lotta per sopravvivere, finché finisce prigioniero dei tedeschi che lo internano in Germania nel campo di concentramento di Wieztendorf nel quale incontra Giovannino Guareschi e il pittore Arnaldo Spagnoli, che ritrae entrambi ad acquerello con vivace efficacia su piccoli fogli di carta. E sempre ad acquerello dipinge alcuni particolari del campo di concentramento, baracche, minacciose ciminiere, reticolati, carri armati rovesciati e abbandonati, tragici relitti della follia bellica: vedute agghiaccianti che però l'artista ripropone con apparente pacatezza poiché i suoi sentimenti li lascia trasparire con molta riservatezza. Non ama i proclami clamorosi, violenti, preferisce le denunce civili, pacate, che fanno riflettere più profondamente.
Pier Paolo Mendogni
Dalla Gazzetta di Parma di Sabato 6 ottobre 2001
Wietzendorf - Immagini dal lager
Commenti
Mi permetto di esprimere tutta la mia ammirazione per le opere del pittore Ettore Ponzi. Mi hanno commosso in particolare i quadri sui lager anche perchè mio padre è stato deportato.
Nel 1945, finita la guerra ed in attesa del ritorno in patria, Ettore Ponzi soggiornò alcuni giorni nella città di Braunschweig. In una piccola serie di acquerelli ritrasse aspetti della città: le case, le piazze ma principalmente la cattedrale danneggiata dagli eventi bellici, quasi una premonizione di ciò che avrebbe trovato nella sua Fidenza.
BRAUNSCHWEIG (BRUNSWICK) 1945
Brunswick (Braunschweig)
1945 Interni della Chiesa di St. Petri
Acquerelli 24X20
Il campo di concentramento di Wietzendorf era in origine abitato da prigionieri russi. Della vita che vi hanno condotto questi e del loro trattamento, testimonia il cimitero russo sito nei pressi del campo (lato nord a circa 1 km e mezzo dal campo) nel quale si trovano sepolte oltre 16.000 salme. Sgombrato dai russi, probabilmente per le condizioni di inabitabilità, servì nell'autunno dell'anno 1943 allo smistamento dei prigionieri italiani che vi passarono in numero di molte decine di migliaia. Anche generali vi alloggiarono per più giorni, a terra e senza alcuna sistemazione non di conforto, ma strettamente umana. In seguito allo sgombero dei campi di Polonia, nel gennaio 1944, il campo fu destinato, con la denominazione di Oflag 83, agli ufficiali italiani.
Ritratto del Tenente Marino C. gentilmente inviato dal nipote ad arricchire le testimonianze in mio possesso.
Il tenente Marino G. era nato nel 1911 ed aveva vissuto a Jesi (AN), fu catturato nei balcani in Albania il 14 settembre 1943, fece due o tre campi ed internato a Sandbostel per poi finire a Wietzendorf dove passò la maggior parte del tempo e dove rimase fino alla liberazione. Fu poi promosso capitano al ritorno.
Il ritratto del compagno di prigiomia è successivo alla liberazione.
Testimonianze
“Il tenente Ponzi Ettore fu Guglielmo fu alle mie dipendenze al Comando del Plotone Comando della 3° Compagnia, l’8 settembre 1943 si recò, col sottoscritto e con tutto il 26 Battaglione in montagna con i partigiani nella zona di Elbasan. Messosi a disposizione del Comando delle truppe della Montagna, dopo un breve periodo passato a Sdrasi (Elbasan) fu trasferito a Labinot e con il sottoscritto ed altri ufficiali, da dove continuò nei paesi della montagna nella zona di Gramsch e Corcia costretto a continui spostamenti, da paese a paese particolarmente difficili, sia per la scarsa e pessima viabilità che per l’inclemenza del tempo, data la stagione avanzata e lo scarso nutrimento, egli ha tuttavia dimostrato alto sentimento pratico e ferma volontà da essere da esempio ai compagni e soldati. Raggiunto dal rastrellamento tedesco-lealista a Pastresci (Elbasan) fu preso e consegnato al 31 dicembre 1943 al Comando Tedesco di Elbasan da dove fu trasferito a Bitoli, poi a Belgrado dove cadde gravemente ammalato.
Ufficiale d’alti sentimenti patriottici, fedele al giuramento prestato, ha dimostrato serietà e seri intendimenti di Italianità”