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La Rocca di Borgo San Donnino, eretta nel XIV secolo, era il cardine del sistema difensivo della città medioevale. Colpita più volte dalle bombe nel corso del secondo conflitto mondiale fu poi completamente demolita negli anni successivi senza alcun tentativo di restauro.
Il quadro a sinistra documenta lo stato della costruzione prima dell'affrettato intervento di demolizione, al suo posto è stato costruito, negli anni cinquanta, un anonimo palazzo per uffici comunali.

A destra l'ingresso alla rocca da piazza Garibaldi così come lo ricordava Ettore Ponzi.
Ettore Ponzi - L'antica rocca di Fidenza (Borgo San Donnino) 1945  Olio su cartone 17X23
I sotterranei della Rocca
Anche se non interessano per nulla l'attività dell'UNDIAR, i «sotterranei» della Rocca sono l'antica scintilla, i remoti primordi, l'originaria culla in cui è nato il nostro gusto del mistero, delle esplorazioni, della ricerca. E' giusto dunque parlarne. Ai tempi dell'UNDIAR non c'erano più; anzi non c'era purtroppo più nulla di quei muri travagliati e smozzicati che erano quanto restava della vecchia Rocca. Allora era già sorto quell'edificio rossastro a portici bianchi, che ospita Pretura, Museo, Biblioteca, ecc.
C'è un periodo intermedio tra la vecchia Fidenza anteguerra e la nuova. Fidenza del dopoguerra: è un periodo che sembra un attimo, l'istante solenne e drammatico di un bagliore di fuoco, la tragica selva di brani e di squarci di case.
Nei quadri di Ettore Ponzi rivive quell'immagine tragica, che si è cercato di cancellare con un lavoro frenetico, e poi di dimenticare. Ma nemmeno Fidenza è stata rifatta in un giorno. C'è un periodo intermedio in cui i muri sono rimasti così, scheletriti, mentre le schiere dei ricostruttori ne abbattevano altri, ne rifacevano nuovi. Un periodo lungo. La nostra prima giovinezza.
La Rocca, poderosa nel Medioevo, già sede di un re tedesco, Corrado, sorgeva su un luogo sfasato, con il fronte in alto, sulla piazza, ed il retro in basso, alla base d'un enorme scalino.
Anche se trasformata, spesso stravolta nei secoli, la Rocca aveva conservato la sua mole e la sua imponenza. Squarciata dalle bombe, nella sua tragica discesa a valle era diventata una foresta decrescente di tronchi di muri irregolari e sdentati, scagliava inutili corrosi addentellati nel nulla, mostrava con sguaiata evidenza l'intimità variopinta dei suoi ambienti violati e sventrati.
Tra quelle rovine cominciò presto ad aggirarsi una piccola schiera di formiche esploratrici. Eravamo noi, i primi quattro di noi, ancora bambini.
Salivamo per l'assurda scaletta formata dallo spessore sbrecciato di un muro pericolante in salita, su su fino a quanto restava del primo piano; scendevamo negli anfratti pericolosi ed oscuri di arcane stanze sotterranee.
Col tempo, i muri della Rocca, calanchi friabili d'una antica montagna, si corrodevano, cadevano, cedevano sotto gli attacchi periodici di metalliche corde tiranti, o di insistenti picconi. Le macerie si sfaldavano, i resti si sgretolavano sempre più. Già il primo piano spariva, si appiattivano le muraglie in un anonimo ammasso. Sul fronte quasi più nulla restava dietro quegli alberelli che ancora vegetavano, in quella fetta di verde dove ho sepolto la mia tartaruga: i giardinetti della Rocca.
Gli operai scavavano per togliere. E noi scavavamo per trovare. E trovammo qualche capitello, qualche pezzo di colonna che sembrava romana, e non erano che aggiunte recenti che qualcuno aveva fatto alla Rocca ancor sana e potente. Non potendoli alzare, si scavava attorno per evidenziare, denudare almeno quei bianchi lattiginosi reperti. Qualcuno al Comune, più tardi, li farà trasportare, a gruppi d'un falso romantico, nel Parco delle Rimembranze.
Non rimasero infine che gli anfratti notturni, le oscure cantine di un edificio fantasma, dove ci si aggirava, bambini fantasmi alla caccia di fantasmi. Cercavamo, annullati dal timore a volte terrore, lo spirito d'una esistenza dominante che impregnava quelle pareti umide, si avvertiva presente negli stanzoni allucinanti.
Questo lavoro è tratto dal volume "nei misteri di fidenza e del suo territorio" di Claudio Saporetti pubblicato da Arte Grafica  - Fidenza col n. 22 della collana "Quaderni Fidentini" nel febbraio 1983

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L'UNDIAR (Unione Dilettenti Archeologi") è in pratica un gruppo di autentici ragazzi fidentini che nei primi anni sessanta con "un entusiasmo un po' folle ed un po' serio" raccolse notizie e dati e svolse ricerche in campo a Fidenza e dintorni.

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I reperti, sottratti dalle macerie della rocca e citati nel testo, sono ancora visibili nel parco delle Rimembranze. L'operazione di spostamento fu disposta dal borghigiano Luigi Bormioli.
Martirio di S. Donnino Pastello su cartone 19X74 s.d.
Il BORGO medioevale

Disegnare un panorama medioevale che non esiste più non è impresa facile; ci ha voluto provare il borghigiano prof. Ponzi, che ha richiamato sulla carta il volto inconsueto del nostro Borgo, cinto dai robusti bastioni farnesiani. Con qualche sorridente licenza di fantasia, il pittore si è collocato sull'erbosa sponda del torrente Stirone che scorre, tra sterpaglie e folte siepi, ai bordi delle mura.
Il vecchio ponte romano, distrutto dal tempo e dagli eventi d'arme, conserva due sole arcate che non arrivano più alla torre d'ingresso al Borgo.
Entro le mura, la possente mole del Duomo, la torre del Comune, la Rocca e gli altri edifici della piccola comunità.
Ma il nostro Borgo non era destinato a dormire sonni tranquilli tra le sue mura; queste furono distrutte due volte e di esse ci è rimasta soltanto, accanto al Duomo, la vecchia torre merlata, che custodisce gelosamente, sotto le sue volte, i pochi resti del ponte romano.

Da: 4 PASSI PER FIDENZA "QUADERNI FIDENTINI - N. 9"  
"E' solo a partire dal tardo medioevo che possediamo, per Fidenza, informazioni e strumenti tali da avviare un'analisi urbanistica che possa reggere ad una seria verifica. In questa sede, vogliamo avanzare appunto una ricostruzione dell'abitato medioevale dei secoli XII e XIII. Il disegno, pubblicato qui accanto, presenta alcuni elementi di sicuro rilievo....... "

"Sulla base del catasto borbonico vengono indicati i nuclei di formazione medioevale di Castrum Vetus (A) e Burgo Novo (B) circondati dagli antichi tracciati dello Stirone, del Venzola-Ghiara e dei fossati."

Dal volume CENTRO STORICO E CENTRO-CITTA'  Comune di Fidenza 1980 - Artegrafica Silva  
 
Borgo San Donnino alla fine medioevo
Nell'ultimo quarto del secolo XVI la Rocca di San Secondo, ormai adibita a residenza del casato dei Rossi,  fu abbellita tanto da farne una piccola reggia.  Un salone fu interamente dedicato a ricordare le gesta dei Rossi ed è costituito da un apparato iconografico ed architettonico imponente: 20 metri di lunghezza, 11,65 di larghezza e 14 ca. di altezza con oltre 1.200 metri quadrati di affreschi. In tredici grandissimi quadri-arazzo sono raffigurate le gesta gloriose dei Rossi a partire dal 1199. Il primo quadro alla destra narra l'impresa di Orlando Rossi che libera dall'assedio di piacentini e milanesi Borgo San Donnino.
Nella parte alta del quadro risalta la rappresentazione di Borgo San Donnino chiusa tra le mura, la vista è da nord-est e guarda verso la porta di San Michele con l'imponente torre Salvaterra poi abbattuta per lasciar posto al palazzo ex-orsoline.

Appena oltre,  a destra della porta ma entro le mura, la chiesa di San Michele, proseguendo a destra troviamo la torre del municipio e quindi la torre campanaria e le due torri della facciata del Duomo. Sulla destra vediamo il complesso fortificato della rocca di Fidenza che si ergeva su un dosso pure fortificato verso la pianura.  Da questa parte la città era pertanto sopraelevata rispetto alla campagna e guardava verso il letto abbandonato del torrrente Stirone. Oggi il dislivello è racchiuso tra il terrapieno della ferrovia e la piazza del palazzo comunale. Dobbiamo comunque tener presente che rispetto al fatto d'arme rappresentato il dipinto è di tre secoli posteriore.
Contemporanea agli affreschi la descrizione in versi delle scene, le "Historie della Sala di San Secondo"  conservata presso la biblioteca di Parma. La scena che sopra abbiamo commentato è così declamata:

Prima Histor. - 1199 - Orlando il Vecchio con un giusto essercito libera Borgosandonino dall'assedio postovi da Piacentini.
Capo de' Parmigiani il vecchio Orlando
Che di valor fù un nuovo Paladino,
Esce di Parma con sue genti quando
Intorno stava à Borgo San Donino,
Lui da ogni parte ogn'hora assediando
L'essercito nemico Placentino:
A soccorrer và lui, e fuor d'impaccio
Tosto lo cava co 'l suo forte braccio.
Scomparso il muro fortificato la rocca all'inizio del novecento si presentava nella sua imponenza come si può vedere da questo pastello che riprende la costruzione da nord-ovest ed include la vista della torre del comune. Una più bassa costruzione ottocentesca era collegata alla rocca, era l'asilo C. Battisti che nel primo novecento verrà portato nel luogo in cui è tuttora. I bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale danneggiarono la rocca che fu poi completamente rasa al suolo nel dopoguerra.

Per gli approfondimenti sulla Rocca di San Secondo Parmense si consiglia di visitare l'ottimo sito
http://www.cortedeirossi.it/

Solo nel tardo medioevo la Rocca entrò nello scenario urbanistico di Borgo San Donnino (ora Fidenza) . In quel momento Borgo stava vivendo uno dei momenti più bui della sua storia ed era da anni praticamente disabitato essendo i borghigiani dispersi nel contado od accampati ai bordi del vecchio perimetro cittadino. La furia dei parmigiani che si abbatté su Borgo rispetto solo il Duomo il resto fu distrutto e le fortificazioni difensive rase al suolo. Tra queste il Castello di Borgo che non fu più ricostruito. La localizzazione del Castello  a sud della città contrasta con l'opinione di chi vede la Rocca come in continuità  spaziale col vecchio castello. La rocca infatti fu costruita a nord del Borgo sfruttando o meglio praticamente incorporando il poggio che domina la bassa pianura circostante. Le pietre, del vecchio castello quelle sì, vennero utilizzate una volta trasportate nel nuovo luogo prescelto per la costruzione fortificata che resistette poi per più di seicento anni prima di essere a sua volta atterrata, non dai parmigiani ma dai borghigiani stessi diventati fidentini per decreto. Dal richiamato sacco della città operato dai parmigiani uscirono distrutti anche gli archivi e le memorie locali per cui difficile diventa la ricostruzione della storia di Borgo nel primi secoli del secondo millennio. a questo si deve anche la individuazione della primitiva fortificazione chiamata appunto Castello di Borgo nelle storie tramandate dai documenti della città vicine. Un deficit notevole in quanto l'obiettività di molti documenti riguardo alla nostra città può essere incerta.
Sull'argomento diamo un ampio stralcio dell'articolo del nostro storico G. Laurini apparso sul periodico diocesano Il Risveglio il 30 aprile 1926 .


Il Castello di Borgo distrutto dai parmigiani
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Per quanto avessi finora frugato nei manoscritti dei borghigiani Prev. Pincolini ed Abate Zani, nonché nelle storie del P. Affò e dello Scarabelli, mai non riuscii a stabilire quando possa esser sorta la nostra Rocca. La prima memoria, in cui l'ho vista ricordata è del 31 gennaio 1352. In essa si legge: “si riaprono i corridoi della Rocca e si fanno aggiustare i ponti levatoi”. Nel 1356 poi, in data 28 luglio, Bernabò Visconti ordina alla comunità di far munire la Rocca.
Queste sono le prime notizie che mi risultano, e da questo momento vediamo spesso nominata la Rocca. Ma prima di questo tempo mai m'incontrai, scorrendo non solo i succitati cronisti e storici, ma anche il Poggiali, il Campi, il Muratori, ecc. nella Rocca di Borgo, bensì nel Castello.
Veggasi per esempio l'Affò (1) il quale, parlando della lotta che infierì durante gli anni 1198 e 1199 tra Piacentini e Parmigiani per il possesso di Borgo, scrive:
“Ed ecco per un miserabil Castello risuonar d'armi tutta la Lombardia ecc.” E nel privilegio, con cui Federico II, nel 1221, concesse ai Borghigiani la piena giurisdizione, più volte è nominato il Castello (Castrum sen Burgum) e non già la Rocca (Arcem). E di nuovo l'Affò (2) parlando di Oberto II Pallavicino, dice che il 18 agosto (1250) prese Borgo S. Donnino, di cui si era fatto investire dall'imperatore “quantunque quel Castello fosse dei Parmigiani”.
Ciò premesso, vediamo ora dove fosse fino dopo la distruzione di Borgo S. Donnino, avvenuta per opera dei parmigiani, nel 1268, allorché questi vinsero Oberto II, la principale fortificazione del nostro paese, cioè il Castello. Non sorgeva per certo ove ora si trova una parvenza dell'antica Rocca, ossia in Piazza Garibaldi ma verso il monte a mezzodì, come ce ne assicurano i nostri cronisti, tra cui il primo il Prev. Pincolini (3). Io ritengo che la rocca sia sorta, se non dopo il 1268, quando si rifabbricò Borgo. Infatti da questo momento non troviamo più nominato il Castello di Borgo, che fino verso il sec. XIII arrivava non più oltre della presente piazza Garibaldi, in cui si avevano le fosse e le mura. Infatti nel 1195 la chiesa e il convento di S, Giovanni, presso cui fu riconfermata la lega di Pontida, si trovavano fuori delle mura. Ce lo dice il Sigonio, il quale scrissee: Tertio Kal. Augusti 1195 – Haec autem omnia facta sunt prope Burgum Sancti Domnini juxta monasterium Sancti Ioannis Baptistae. Eadem die Ecclesia supredicti Sancti paulo post, etc. (4).
Ora tanto il suddetto monastero quanto la Chiesa sorgevano appunto dietro l'attuale palazzo comunale. La contrada, cosidetta di S. Michele, fu iniziata per opera dell'antica e ricca famiglia Pincolini nel 1127, dopo una prima distruzione di Borgo, avvenuta nel 1108. Ma tra questa parte nuova di Borgo e il Borgo antico correva un'area senza abitazioni, all'infuori del soprannominato Convento di San Giovanni.
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l.g.

Note
(1)Storia di Parma, Tom. III -  lib. Pag. 203
(2)Op. Cit. - Tom. III, lib. 12, pag. 237
(3)Mss.
(4)Sigonius – fol. 582.


Col finire del XIII secolo e l'inizio del secolo successivo si delinea l'assetto urbano di Borgo che perdurerà per parecchi secoli sino ad arrivare all'inizio del secolo XX, in questo secolo il quadro urbano viene decisamente alterato.
 
Borgo San Donnino, la Rocca medioevale
Fidenza
Borgo San Donnino
Medioevo