Memorie di guerra e prigionia
 
Presepe costruito da Tullio Battaglia, Ettore Ponzi e altri militari italiani internati nel lager di Wietzendorf con materiali poveri (Milano, Chiesa di Sant’Ambrogio)
Si deve a Don Sandro Bottigella la realizzazione del filmato proiettato a Roma presso la "Casa della memoria e della storia"  nell'ambito dell'evento Senza Natale venerdì 18 dicembre 2009. Il filmato entra nel presepe ricostruendone le fasi di realizzazione e rivivendone il messaggio.

Carissimo Ambrogio Ponzi
ho conosciuto Tullio Battaglia, tramite amici ex IMI, quando già la malattia lo aveva costretto in carrozzella.
Grazie al suo racconto, vivo ed antusiasta, ho potuto a mia volta  raccontare la tristissima "avventura" della prigionia e il messaggio così carico di fede e di speranza contenuto nelle statuine del PRESEPIO della Prigionia realizzato a Wietzendorf a Tullio con la partecipazione e collaborazione di tanti internati, tra cui come Lei mi ha comunicato, anche da suo Padre Ettore. Ho avuto il piacere di portare il PRESEPE nelle mie parrocchie, in alcune scuole di Stresa e MIlano e in alcuni incontri (ad es. a Bolzano) in occasione di celebrazioni per  la liberazione. Sapevo che alla morte di Tullio, il PRESEPE sarebbe stato donato alla Parrocchia di sant'Ambrogio in MIlano (era la Parrocchia di Tullio). Il filmato del PRESEPE, senza pretese e particolari capacità, l'ho realizzato con sincera amicizia e gratitudine, pensando ai sacrifici enormi degli ex IMI. 
A risentirci
La saluto con vera amicizia.
Don Sandro Bottigella

16 Aprile 1945: la doppia liberazione del campo di Wietzendorf
La testimonianza di un protagonista
(Luigi Goisis) Wietzendorf, 13/4/1945
……….Mi sveglio ( e sono le 7,45) quando Mosetti colla faccia protesa dentro la finestra annuncia: “i tedeschi non ci sono più” Non gli credo e come me molti a questo primo annuncio rimangono increduli, perplessi.
Alcuni vanno a controllare ed effettivamente sulle torrette non c’è più il solito delinquente, non si vede più la mitraglia puntata minacciosa verso di noi. La porta principale del campo è incustodita ……..V’è una animazione incredibile: chi si sbarba chi pulisce le scarpe chi il cinturone, chi sfodera divise nuove o quasi, chi corre verso gli amici e si abbracciano e si baciano.
In questi baci v’è tutto il dolore, tutte le inedie, le privazioni, i tormenti indicibili di tante giornate di fame atroce sofferte in comune. Da 19 mesi attendevamo con calma e con fede queste giornate.
Oggi nel pomeriggio 800 grammi di patate. Sono le 16,55 e si sparge lavoce che vi sono gli anglo americani. In lontananza si odono raffiche di mitraglia; piccoli in lontananza alcuni soldati in cachi: sono anglo americani.
*** *** ***
È successo un fatto particolare. A un certo momento avevano creato una sacca; in questa c'era un gruppo numeroso di truppe tedesche e c'era anche il nostro campo di concentramento.
Gli inglesi erano riusciti a sfondare una linea e sono arrivati al nostro campo di concentramento. Un giorno, penso quel 16 aprile, verso le quattro e mezzo - cinque, il sole era basso sull' orizzonte, un mio amico dalla finestrella della baracca che era aperta si sporge dentro e dice: "Ohé, i tedeschi non ci sono più; ci sono qua gli inglesi". Tutti fuori, osti... e c'erano lì i carri armati, erano entrati nel campo, nel reticolato; c'erano degli ufficiali che parlavano benissimo l'italiano e la prima cosa che han fatto:
"Guardate, lo sappiamo che avete fame", hanno scaricato dei sacchi dicioccolata, di sigarette. Però, la cuccagna è durata pochissimo, perché la mattina dopo gli inglesi non c'erano più: erano tornati i tedeschi; cioè c'era stato un contrattacco e gli inglesi hanno dovuto ritirarsi di nuovo; siamo stati lì ancora un quattro o cinque giorni, poi, una bella notte, il comandante, il colonnello Testa, bergamasco, ci dice: " Ragazzi, guardate che hanno dato l'ordine di sgombrare il campo: han fatto un accordo tra gli inglesi, americani e tedeschi, di fare una tregua d'armi e permettono che noi attraversiamo le linee, in modo che andiamo nel territorio occupato dagli americani".

Tratto dal libro di   Gianpaolo Casari ed Evaristo Pagani "PRIGIONIERI - La prigionia degli Albinesi durante la seconda guerra mondiale."

La sofferta liberazione del campo di prigionia di Wietzendorf ebbe momenti drammatici, ad un primo ingresso di soldati alleati seguì un ritorno delle truppe naziste, composte prevalentemente da ragazzi giovani ma fanatici, che improvvisarono una decisa resistenza. Altre testimonianze parlano anche di fucilazioni sommarie dei responsabili precedenti del campo che non avevano ottemperato all'ordine di eliminare ogni traccia del campo stesso o perlomeno dei prigionieri. L'esito del battaglia era scontato, ma creò una forte apprensione nei prigionieri. Testimonianza di questi scontri l'acquarello a lato titolato "la tomba del soldato" erroneamente datato 1944.
 
Quel mese di agosto del 1945: il ritorno dei reduci

Dentro e fuori dai campi, speranze, intralci burocratici e difficoltà di trasporti condizionarono il rientro dei militari e civili internati nei lager nazisti. Bruciava il desiderio di tornare ed il timore di quello che si sarebbe trovato al rientro. Erano i sentimenti di tutti: di chi aveva collaborato (pochi), di chi aveva accettato di lavorare o era stato costretto a farlo, di quelli che avevano rifiutato ogni forma di ricatto ed anche di quelli, troppo deboli, che non ce l'avrebbero fatta a tornare. Ma se dura fu la prigionia non facile fu il rientro, non sempre furono accolti ma guardati con interessato e gratuito sospetto. Fu così anche da noi, a sinistra un articolo del settembre 1945 del nostro settimale "Il Risveglio" che all'argomento del rientro dei reduci dedicò attenzione.
Fu l'ultima settimana di agosto che la maggior parte dei reduci fidentini tornò a casa, e non sempre, come nel caso di mio padre, la trovarono.
Ecco una breve nota di mia madre:
"  Dovendo sfollare sulle colline del piacentino per i continui bombardamenti la nostra corrispondenza s’interruppe e cominciarono le preoccupazioni per entrambi.
Poi venne la spiegazione di questa interruzione.
Io ero entrata sfollando nella zona occupata da partigiani ed allora la posta non arrivava.
Trovai il rimedio e così riprese la corrispondenza.
Arriva Aprile liberazione.  La radio da i nomi dei prigionieri liberati.
Tutte le mattine ascolto con tanta apprensione e finalmente Ten. Ponzi Ettore.Un grido e tanta gioia.
Poi il ritorno il 21 Agosto 1945 compleanno di Ambrogino."
In realtà fu una settimana dopo ma il tempo allora poteva rivestire un significato simbolico.

 
Ettore Ponzi