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ARTEFIDENZA
L'opera realizzata da Carlo Mattioli, fu commissionata per ricordare gli storici fondatori del nosocomio fidentino.

Ospedale, nel mosaico dedicato ai coniugi Cornini-Malpeli c'era anche il vescovo Garimberti che poi venne cancellato

Ai conoscitori d'arte e agli appassionati cultori di storia locale non è certamente sfuggita la recente iniziativa di collocare nell'atrio del nuovo ospedale di Vai o il grande pannello musivo di Carlo Mattioli (Modena 1911-Parma 1994), proveniente dalla vecchia sede di via Borghesi.
Commissionato nel 1964 all'artista parmense per celebrare il compimento di importanti opere di ristrutturazione, il mosaico è in realtà dedicato ai coniugi Giuseppe Comini (1676-1745) e Maria Maddalena Malpeli (1674-1759), presentati quali storici fondatori dell'ospedale fidentino. I due nobili personaggi abbigliati in abito rigorosamente settecentesco assistono, con in mano il cartiglio del progetto, allo svolgimento dei lavori mentre tra le tavole e le impalcature del cantiere si intravede l'ingresso del nuovo ospedale di via Borghesi. Il mosaico, realizzato con il concorso del Gruppo Mosaicisti Ravennati, comprende inoltre lo stemma comunale e un sintetico profilo della città, con le case e le mura di Borgo sopra le quali emergono simbolicamente il palazzo municipale e la Cattedrale. Senza troppo concedere alla retorica. la composizione si presenta nel complesso assai ricca e vivace, caratterizzata da tonalità ocracee sapientemente contrastate da improvvisi guizzi di luce.
M è soprattutto nelle figure che si rivela lo stile di un artista tra i più amati dell'ultimo Novecento italiano. L'accentuata impronta grafica, che caratterizza le immagini dei benemeriti fondatori, richiama infatti quella tipica capacità di invenzione e di poesia che proprio in quegli stessi anni Mattioli riversava sui fogli di pregiatissime edizioni d'arte. Non si può fare a meno infatti di notare nella foggia degli abiti antichi, nell'espressività dei volti e nell'eleganza degli atteggiamenti, una certa analogia con i misteriosi personaggi che popolano le pagine stendhaliane, ma anche con alcuni rari bozzetti teatrali, appartenuti all'indimenticato Pippo Campanini, già in collezione a Fidenza. Di questa esperienza fidentina di Mattioli esiste una prima versione in un inedito bozzetto con dedica al prof. Ettore Ponzi (1901-1971), illustre ginecologo di Parma, bibliofilo, amico del pittore e a quel tempo primario a Fidenza. Ed è interessante notare come nel disegno a penna ed acquarello, fosse prevista in origine la presenza di un terzo personaggio. Accanto ai due fondatori, il pittore aveva infatti inserito la solenne figura di un nuovo vescovo, con indosso gli abiti e le insegne pontificali.
Si tratta presumibilmente di Alessandro Garimberti, il vescovo diocesano che nel 1778 diede attuazione al lascito testamentario dei Cornini-Malpeli integrandolo con i beni provenienti dalla soppressione di antichi ospedali e di confraternite, tra cui quella dei Disciplinati. Il nosocomio di Borgo nasce dunque come opera pia nell'ambito della Chiesa fidentina: "Ospedale dei Poveri Infermi a favore degli ammalati bisognosi di tutto il territorio di Borgo San Donnina" (cfr. A. Aimi, "Storia di Fidenza", 2003, p. 126).
Ma la contrapposizione ideologica, ancora accesa in quegli anni, portò ad offuscare il ruolo del vescovo la cui immagine, come ci spiegava il prof. Ponzi, venne rimossa per espressa volontà del consiglio di amministrazione dell' ospedale. Del palazzo Cornini-Malpeli, fino al 1920 sede dell'ospedale e in seguito trasformato in sala cinematografica, oggi sopravvive quasi intatta la sola facciata tardo-barocca di via Berenini. All'interno della storica dimora, ricordata dai borghigiani come "l'ospedale vecchio", era stata allestita una cappella per le funzioni religiose, dotata di un altare con una "Sacra Famiglia" appositamente dipinta da Angelo Carlo Dal Verme. L'opera, di indubbio pregio, ora fa bella mostra di se nella cappella del complesso ospedaliero di Vaio.
Ben altro destino hanno avuto invece due tele settecentesche, tra cui il ritratto di Giuseppe Cornini, al quale molto probabilmente Mattioli si è ispirato per il mosaico. Questo pregevole dipinto settecentesco, insieme ad un altro più antico che ritrae un altro non identificato personaggio della famiglia Cornini, era infatti esposto presso la sala del consiglio di amministrazione dell'ospedale.
Incredibile a dirsi: negli anni '80 entrambe le tele vennero cedute, sia pur in deposito, alla Provincia di Parma, per arredare alla stregua di anonimi oggetti di antiquariato una sala di rappresentanza nella sede di piazzale della Pace.

Guglielmo Ponzi
Pubblicato su "il Risveglio" del 13 marzo 2009

Il novecento
Oreste Emanuelli nasce a Fontanellato e precisamente nella frazione di Priorato il 18 aprile 1893.  Senza abbandonare totalmente il lavoro  nei campi  trova il tempo per frequentare i corsi serali presso le scuole di Fidenza iscrivendosi poi, nel 1910,  all'istituto di belle arti Paolo Toschi di Parma dove ha come insegnanti Paolo Baratta e Daniele de Strobel.
Nel 1920 si reca a Parigi, l'intenzione è quella di apprendere la lezione dell'impressionismo, ma presto torna a Fidenza dedicandosi totalmente alla pittura. Si tratta  di  pittura paesaggistica, ma non solo. Abbandona la lezione dei maestri e le regole accademiche per affrontare il ritratto e la figura come fossero parte del paesaggio della sua campagna, affida ai numerosi autoritratti i suoi pensieri. Alla fine degli anni trenta partecipa al discusso premio Cremona.
La raccolta di circa 1400 opere donate al comune di Fidenza costituisce il cosiddetto Fondo Oelli.  Muore il 22 ottobre 1977 all'età di 84 anni.
Oreste Emanuelli
Con la pubblicazione del catalogo "Oreste Emanuelli e il segreto della natura pingens" a cura di Mauro Carrera si è conclusa una prima serie di manifestazioni che il Comune di Fidenza ha dedicato a questo pittore, cittadino d'elezione. Il catalogo è corredato dalle riproduzioni di parte dei dipinti esposti nelle tre mostre monotematiche di quest’anno dedicate rispettivamente a "Le donne di Emanuelli", "Piccoli...Emanuelli" e "Notturni".
Salvo poche eccezioni i dipinti esposti datano dagli ultimi anni cinquanta agli anni sessanta e settanta, un Emanuelli quindi ormai attorno ed oltre i settanta anni ma capace di regalarci opere importanti. Mi riferisco ad alcuni "notturni" esposti nella mostra d’ottobre 2008, più scontati i lavori presentati nelle due mostre precedenti anche se non mancano lavori pregevoli. In molte opere il disegno è dimenticato nella presunzione di affidare tutti gli effetti al colore, all'ocra, tendenza che si era accentuata col passare degli anni.
Il commento artistico del catalogo  indulge ad espressioni linguistiche che avrebbero messo in imbarazzo il pittore; di mestiere il commento alla mostra riportata nella stampa locale.
Una annotazione per tutte: non bisognava certo aspettare gli anni sessanta per togliere dal limbo della pittura “naif” Emanuelli. Il pittore negli anni venti, trenta e quaranta aveva  già maturato ed espresso in modo completo le sue qualità artistiche ed il suo percorso intellettuale, partecipando anche a manifestazioni pittoriche a carattere nazionale trascurate in questo e nel precedente catalogo del 1985 curato dallo stesso Marzio Dall’Acqua, ideatore della manifestazione "Un anno per Oreste Emanuelli nel trentennale della morte".
La figura di Oreste è invece magistralmente delineata nella poesia, datata 1942, di Pier Luigi Bacchini che chiude il catalogo .

Oreste Emanuelli (OELLI)
Il Cristo

La figura che propongo è quello di un volto di Cristo, ormai segnato dagli anni e dall'umidità, affrescato da  Oreste Emanuelli che risale probabilmente agli anni venti o trenta del novecento . In quei  tempi non era infrequente utilizzare l'opera di pittori anziché ricorrere al marmo per le lapidi mortuarie. Dove ancora è prevista la forma di sepoltura " ad perpetua" questi documenti sono ancora visibili.
Foto "di famiglia"






La foto, scattata nel 1941 davanti all'abitazione di Oreste Emanuelli, è un ricordo di anni in cui la frequentazione domenicale di casa Emanuelli era per la mia famiglia una consuetudine continuata poi nel dopoguerra ed oltre. Nella foto, molto deteriorata, vediamo da sinistra mio padre Ettore, il pittore Luigi Assali di Soragna ed i coniugi Emanuelli. Oreste Emanuelli in posa nella tipica postura di riposo.

Un anno per Oreste Emanuelli nel trentennale della morte
Il catalogo

 
Carlo Mattioli
Il mosaico presso l'Ospedale di Vaio
 
Mario Alfieri
Un quadro lungo una vita
Mario Alfieri nasce a San Piero a Sieve il 16 maggio 1931 ma oltremodo fidentino, inizia a dipingere nel 1952. A questa data risale anche la nostra amicizia, io garzone elettricista in nero lui imbianchino in piazza Verdi presso la costruenda mensa comunale poi nota come Sala Rossa.  Autodidatta non si rifà ad alcuna scuola o maestro in particolare, mantiene stretti rapporti con i pittori Ettore Ponzi ed Oreste Emanuelli.  Bohémien per definizione, riservato esprime tutto con la sua pittura ricevendo numerosi riconoscimenti.
L'opera che presentiamo è in realtà un insieme di opere, tutte realizzate in questi ultimi dieci anni. Il tema conduttore è Odisseo e quindi la storia di un viaggio mitico che diventa il suo viaggio. Le immagini sono elaborate da capolavori pittorici di altri artisti ed il percorso, il viaggio, è anche la lunga storia dell'arte e della pittura.  Le mie foto non rendono giustizia ad un'opera che complessivamente si sviluppa per circa dieci metri lineari ed è integrata da una ventina di altri lavori.
 
Le Maestà della Diocesi di Fidenza Natale coi colori di Mario Alfieri nel calendario del settimanale diocesano "Il Risveglio"

MARIO ALFIERI Nasce il16 maggio 1931 a S. Piero a Sieve (FI) da Vittorio e da Lina Cresci, primo di quattro fratelli: Mario e Mirella (oggi scomparsi) e Attilia, ancora vivente. Nel 1935 la famiglia si trasferisce a Fidenza e qui Mario, fin dalla scuola elementare, manifesta la passione per il disegno: semplici fogli a quadretti colorati che ritraggono figure e paesaggi, ma che rivelano già una notevole predisposizione.
Grazie a un imbianchino impara a dipingere e i consensi che raccoglie lo spingono a continuare, ma sempre come autodidatta: non frequenterà mai né Accademie né scuole di specializzazione. Continuerà infatti a lavorare normalmente passando da un mestiere all'altro e si dedicherà alla pittura solo nel tempo libero. Si interessa anche a soggetti sacri: preti, vescovi, Papi. In memoria del catechismo di Pio X dal suo pennello esce uno splendido ritratto di papa Sarto che il suo coetaneo e grande estimatore Aldo Magnani gli chiederà di donare alla Cattedrale. Alla città di Fidenza e ai suoi luoghi caratteristici dedica le energie migliori. Lo si vede già nel 1970, quando - nell'ambito di un'iniziativa promossa da Italia Nostra dal titolo "Il romanico muore" - renderà omaggio ai bassorilievi antelamici posti sulla facciata del Duomo. Nel 1979, sui "Quaderni Fidentini" diretti da don Temistocle Corradi, accompagna le "Nuove poesie" di don Amos Aimi, mentre nella chiesa di Fornio partecipa alla mostra dal titolo: "S.Lorenzo e la carità", inaugurata dall'allora vicario generale mons. Aldo Aimi. Nel 1985, in occasione della sua "personale", riceve un'importante attestazione da parte del Vescovo di Fidenza, mons. Mario Zanchin. Proprio in questa mostra espone un quadro che fa riferimento alla IV Ecloga di Virgilio in cui viene prefigurato l'avvento di un Bambino che cambierà la storia del mondo. Nella sua attività di pittore vanno ricordati inoltre il 1993 (una mostra delle sue opere in S. Michele nell'ambito delle celebrazioni per il XVII centenario del martirio di S. Donnino) e il 2001, l'anno in cui ricorre il IV centenario della Diocesi di Fidenza. In tale occasione presenta per la prima volta al pubblico il risultato di un lavoro da certosino portato a termine insieme all'amico Piergiorgio Boselli, che ha curato la documentazione fotografica: si tratta di oltre 900 immagini di maestà miniate con delicati colori a olio. Grazie alla passione di Don Adriano Gervasoni allora direttore de "Il Risveglio", tutta la città può finalmente apprezzare un'opera singolare che ora lo stesso settimanale, a dieci anni da quell'evento, ripropone in forma antologica come omaggio ai propri abbonati nel 2011.
Dal calendario diocesano del settimanale "il Risveglio"
Walter Madoi (1925-1976)
Un altro protagonista dell’arte del  Novecento emiliano legato, per ragioni familiari, a Pieveottoville è il pittore e scultore Walter Madoi (1925 – 1976).
Ad esso si deve il quadro con la Crocifissione (100x70, tecnica mista su cartone) esposto sulla parete di fondo   della sala delle conferenze del Palazzo Vescovile.
In questo  dipinto datato  1968, la  rappresentazione  del dramma  della croce è resa con un linguaggio moderno, quasi frammentario, che semplifica  l’aspetto narrativo per dare  da spazio al mondo interiore dell’artista. La Crocifissione richiama in particolare il ciclo di affreschi sullo stesso tema  realizzati tra gli  anni  Sessanta e Settanta sulle pareti e nell’abside della  chiesa di Sesta di Corniglio, la piccola frazione dell’appennino parmense nota anche per le pitture, realizzate sui muri esterni delle case e dei rustici dallo stesso Madoi che aveva eletto Sesta come sede ideale per il proprio lavoro.



Guglielmo Ponzi  (Dal settimanale diocesano  il Risveglio 2 aprile 2010)
         
       
   W.Madoi - Crocifissione, Fidenza, Palazzo Vescovile.
 
Luigi Assali
Pittore del Novecento
ASSALI LUIGI
Soragna 11 luglio 1893-Fidenza 1963
Personaggio estroverso, coltivò fin da giovane una innata predisposizione per la pittura, continuando poi, con modestia e tenacia, a percorrere un cammino fatto di perenne ricerca tesa al meglio nel risultato e nelle sensazioni. Con le tecniche dell’acquarello, della tempera, dell’olio, della china, del pastello e della matita, lasciò una copiosa produzione artistica fatta di scorci del paese di Soragna e della campagna circostante, di paesaggi padani e collinari, di composizioni diverse e di immagini di luoghi a lui cari e vicini negli affetti, in un susseguirsi cromatico di risultanze sempre valide e colme di profonde suggestioni. Delle figure più tipiche della Soragna del suo tempo tracciò, negli anni 1920-1930, una gustosa galleria caricaturale, ove ogni personaggio è piacevolmente descritto in tutti i suoi particolari e felicemente illustrato con i colori dell’arguzia e del sentimento. Le sue opere si trovano in diverse gallerie e collezioni pubbliche e private. Una rassegna antologica della produzione artistica dell’Assali fu allestita per la prima volta a Soragna nel settembre del 1980 dalla Famiglia soragnese.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, Soragna, Feudo e Comune, 1986, II, 267-268.