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ARTEFIDENZA
Il novecento
In questo delicato pastello di Giuseppe Moroni (1888-1959), il  volto,  ben definito e individualizzato, del Crocefisso  sembra esprimere una calma inspiegabile,  la  totale e  incondizionata dedizione di Gesù:  non esitiamo a proporlo, insieme ad altri interessanti inediti conservati presso il Seminario di via Palestro, in relazione alla Pasqua e all’anno sacerdotale indetto da papa Benedetto XVI.
Già appartenente  alla collezione del compianto monsignor Lodovico Bonini, il foglio, un cartoncino di 30x30, firmato e  datato aprile 1944, reca nel retro la seguente dedica: “ Al Rev.mo don Ottorino Dusi / in ricordo della Sua prima S.Messa / G.Moroni/  Devotissimo  16/4/94”.
    Sempre  presso il Seminario Vescovile, è rintracciabile un secondo  disegno autografo con dedica a un altro neo-sacerdote di Pieveottoville:  Don Giorgio Galli ( che ricordiamo come direttore del Risveglio negli anni Settanta  e parroco di Santa Margherita e di Tabiano), ordinato nel 1957  dal vescovo monsignor Paolo Rota: si tratta di   una gentilissima  immagine di Maria Vergine,  abilmente delineata a penna, senza  incertezze e  ripensamenti, alla maniera egli antichi maestri.
   Dello speciale  rapporto di stima e amicizia, che intercorre  tra il pittore cremonese e il clero  diocesano, si ha conferma anche in opere di maggior respiro, come questo dipinto, probabilmente il cartone preparatorio  per un affresco, che sappiamo essere stato donato negli anni Sessanta a monsignor  Artemio  Raimondi, il quale a sua volta ne fece dono alla Curia Fidentina, che lo ha  in seguito destinato al Museo del Duomo (inv. D 47).
Il   soggetto  ci riporta direttamente nel cuore del mistero della salvezza che si celebra nella Settimana Santa, con Maria  che  regge davanti al sepolcro il corpo del Figlio appena deposto dalla croce.
Per sviluppare il tema antico della Pietà, il pittore ha  fatto ricorso    agli schemi  tradizionali, ma come si può vedere,  l’impianto iconografico è attualizzato con forza dal  linguaggio essenziale e classicheggiante, tipicamente  novecentesco, che imprime  un forte senso plastico alle figure e, in particolare, anche ai piccoli fiori stilizzati, che germogliano  ai piedi della croce sulla nuda roccia del Calvario, per richiamare simbolicamente il valore universale della redenzione e della rigenerazione cristiana; anche il cielo azzurro,  solcato da leggere nuvolette allude alla redenzione dei peccati, alla nuova vita portata al mondo dalla morte di Gesù e dalla sua Resurrezione
Cremonese di origine, Moroni scelse di abitare al di qua del Po, nella piccola    Pieveottoville, lasciando, come noto,  tracce importanti della sua arte in diverse chiese della diocesi di San Donnino:  dipinti parietali, ma anche tele, mosaici e vetrate,  per le parrocchiali di    Zibello, Polesine Croce Santo Spirito, Santa Croce, Fidenza ( Chiesa Santuario della Gran Madre di Dio) e nella stessa Pieveottoville. Altre opere di Moroni, oltre a quelle puntualmente elencate  da Dario Soresina (Enciclopedia Diocesana Fidentina, vol.1), sono visibili   nelle  vicine chiese di Soragna e Noceto. 
Artista non solo di soggetti sacri ma anche profani a lui si deve il fastoso ciclo pittorico di Salsomaggiore Terme imperniato sul mito pagano della ninfa Igea, eseguito nel 1922 per il salone principale delle Terme Berzieri, “uno stupendo affresco ispirato allo stile secessionista” che, come è stato osservato, si colloca in perfetta armonia con i raffinati decori policromi dei marmi e delle ceramiche del liberty orientaleggiante di Galileo Chini.
Giuseppe Moroni fu allievo di Giulio Bargellini e Aristide Sartorio ed ebbe subito importanti riconoscimenti (tra cui il primo premio al Concorso Nazionale Francescano del 1925) e incarichi che lo portarono a lavorare in ogni parte d’Italia. Tra le imprese più significative Roma, Montecatini, Milano e Benevento.
Partecipò a varie esposizioni, a Milano, Roma, Trieste, Torino, Venezia, Cremona.
Nando Avanzini, in “Pomeriggi a Salsomaggiore”, lo  ricorda in occasione dell’ultima mostra allestita a Salsomaggiore un anno prima della  morte  avvenuta a Roma nel 1959. 
Sue opere sono presenti nella sala del Novecento del Museo Civico di Cremona.
Nel 1999, il Marianum di Roma, gli dedicò una singolare mostra, Dignitas matris, consistente nella nell’esposizione di un’ampia serie di dipinti e disegni che sviluppano il tema della maternità alla luce dell’evento della maternità divina di Maria. Come scrive la curatrice della mostra e del  catalogo, Maurizia Bonatti Bacchini in nessun ciclo come quello mariano  e della tematica della maternità l’acclamato  pittore di figure e paesaggi è riuscito a “condensare il senso religioso della vita conciliando mistero e quotidianità”.
Un importante contributo per  riscoprire interamente la ricca e complessa figura di Moroni è stato offerto  dall’ultima mostra salsese proposta nel 2001 dalla stessa Bonatti Bacchini, i cui studi sul Liberty e sulla storia delle città termali si sono spesso incrociati con le opere del pittore cremonese approdato nel 1928 nel piccolo centro sulla sponda destra del Po. 

Guglielmo Ponzi  (Dal settimanale diocesano  il Risveglio 2 aprile 2010)
Giuseppe Moroni (1888-1959)
G. Moroni Decorazione dipinta
"Il mito di Igea"
Terme Berzieri - Salsomaggiore
G.Moroni, Volto di Cristo crocifisso, Fidenza, Seminario Vescovile.
G.Moroni, Pietà, Fidenza, Museo del Duomo.
 
Paolo Baratta (1874-1940)
 
I lavori di rinnovamento interno dell'antica collegiata di Pieveottoville all'inizio del novecento vedono l'intervento di un altro notevole artista parmense, Paolo Baratta (Noceto 1874-Parma 1940), riconosciuto autore delle due grandi tempere su muro ai lati dell'ingresso principale: l'Annuncio della nascita di Giovanni e la Visita di Maria a santa Elisabetta, che integrano e finalmente completano l'impegnativo ciclo iconografico dedicato al Battista.
Nel primo riquadro, in contro facciata a sinistra, la scena, che chiaramente ricorda l'incontro tra Dante e Beatrice da lui dipinto del 1902 e accolto con grande interesse dalla critica contemporanea e illustrato da Ferdinando Arisi nel 1977, è incentrata sull'immagine sospesa in volo dell'arcangelo Gabriele che, tra bagliori di luce, appare a Zaccaria, intento a celebrare i sacri riti all'altare nel tempio di Gerusalemme. L'episodio, narrato dal Vangelo di San Luca, è colto nella sua essenzialità, caratterizzato dal contrasto tra la figura lunga, elegante e sinuosa del messaggero celeste e la quasi impacciata reazione del vecchio sacerdote, in piedi a destra dell'altare, una sorta di ara a base esagonale, dalla quale salgono nuvole d'incenso, mentre la scritta in basso ripropone le parole dell'angelo: “Uxor tua Elisabhet pariet tibi Filium et vocabis nomen eius Johannem".
Altrettanto accurata e efficace, soprattutto nella resa dei volti e degli atteggiamenti, è la seconda scena che raffigura il commovente incontro, sulla soglia della casa di Zaccaria, tra la giovane Madre di Gesù e la non più giovane cugina Elisabetta (Et unde hoc mihi, ut veniat Mater Domini mei ad me?) che sta per dare alla luce il Battista: anche qui, nel segno liberissimo, si rivela lo stile raffinato di un pittore di figura, che fu anche grande ritrattista e insuperabile autore nella non facile tecnica del pastello.
La datazione dei dipinti, ancora incerta per assenza di precisi riscontri documentali, può tuttavia essere ragionevolmente fissata al 1905, in relazione alle solenni celebrazioni per il giubileo sacerdotale del canonico don Giovanni Fulcini e alla concomitante riapertura del tempio dopo gli ultimi lavori di abbellimento, di cui è incaricato Enrico Terzi, pittore, decoratore e fotografo originario di Parma.
Le tempere di Pieveottoville (purtroppo in non buone condizioni di conservazione) vanno senz'altro collocate tra le opere di maggior impegno realizzate dall'ancora giovane pittore di Noceto, destinato ad affermarsi, come una delle personalità artistiche più interessanti del primo Novecento parmense.
Allievo di Cecrope Barilli al quale subentrò prima nella cattedra di figura e poi nella direzione dell'Accademia di Parma, Baratta diede prova molto presto del suo innato talento artistico: la sua prima opera, a carattere pubblico risale addirittura al 1890, quando egli aveva solo sedici anni. Si tratta di un piccolo dipinto, delle dimensioni di un bozzetto, che risulta esposto il 9 giugno di quello stesso anno alla Società d'Incoraggiamento e quindi assegnato al Comune di Fidenza, dove tuttora si trova presso l'ufficio del sindaco. "Sulla strada del vizio" è il titolo del curioso quadretto, firmato e datato, col quale Baratta coglie un momento spensierato di due ragazzi, quasi suoi coetanei, intenti a giocare a carte seduti a cavalcioni sul davanzale di una finestra aperta sul vicolo (cfr. M.Bonatti Bacchini). Dagli scritti a lui dedicati, tra cui una coinvolgente testimonianza di Giuseppina Allegri Tassoni apparsa su Aurea Parma e la monografia di Ferdinando Arisi del 1977, emerge un tratto biografico molto interessante, che vede l'ormai famoso pittore (rivestì tra l'altro importanti incarichi pubblici e fu amico di famosi personaggi tra cui Gabriele D'Annunzio) scendere apertamente in campo per la difesa del patrimonio storico artistico di Parma, minacciato allora come oggi da speculatori e amministratori poco zelanti. In particolare, si oppose fino all'ultimo per scongiurare l'abbattimento del colonnato neoclassico delle antiche beccherie di piazza della Ghiaia a Parma e di nuovo affrontò una dura polemica per preservare la facciata e le torri della settecentesca chiesa dei Paolotti, che si volevano demolire. Ed è proprio per merito suo che le caratteristiche torri settecentesche, salvate in articulo mortis, svettano ancor oggi orgogliose all'inizio di via D'Azeglio.
Tornando alla Collegiata di Pieveottoville non possiamo certo dimenticare insieme alle eteree figure del Baratta quelle più compatte e voluminose di un altro affermato autore novecentesco, Giuseppe Moroni, artista cremonese che scelse la piccola Pieve come suo paese d'elezione. A lui si devono le decorazioni di alcune cappelle laterali nonché le due pale dipinte nel 1949 per gli altari dedicati a San Carlo Borromeo ed ai Caduti di guerra.

Guglielmo Ponzi  (Dal settimanale diocesano  il Risveglio 17 settembre 2010)
Foto di Nicola Cemaschini
Foto di Nicola Cemaschini
PAOLO BARATTA , pittore
Noceto 14 agosto 1874 - Parma il 9 gennaio 1940.
Baratta nasce a Noceto, in località Ghiare nel 1874.
La sua famiglia era borghese, molto religiosa e con ascendenti nobiliari: la nonna era la Marchesa Manara, ed il nonno l’Ingegner Giacomo Baratta.
Verso il 1889, dopo un infanzia felice e a contatto con la spensieratezza del paese e della vita di campagna, la famiglia si trasferì a Parma. “fin da piccolo si seppe che Paolino era disegnatore formidabile, la sua mano tracciava con meravigliosa freschezza e precisione la copia dei modelli, e nel foglio bianco apparivano in breve i contorni esatti. In rispondenza a questa sua naturale tendenza egli si iscrisse all’Istituto delle belle Arti ed ebbe la fortuna di avere come maestro Cecrope Barilli”(A. Barilli – aurea Parma – 1940) .
www.paolobaratta.it
Alberto Bazzoni (1889-1973)
Il monumento ai caduti di Fidenza (1925)
Alberto Bazzoni nasce a S. Nicomede di Salsomaggiore, in provincia di Parma, il 24 marzo 1989. Tra il 1908 e il 1913 frequenta l'Accademia di Belle arti di Parma. Nel 1913 espone alla Mostra di Salsomaggiore una grande composizione dal titolo La fatica umana.
Prende parte alla Grande Guerra e, alla fine del conflitto, si stabilisce a Parma. E' del 1922 la realizzazione del monumento ai Caduti di Salsomaggiore e nel 1925 vince il concorso per il Monumento ai Caduti di Fidenza (allora Borgo S. Donnino), inaugurato il 25 aprile.
In questi anni realizza il Monumento ai Caduti di Reggio Emilia, che verrà inaugurato nel 1927,  la parte scultorea del Monumento ai Caduti di Viadana. Trasferitosi Milano nel 1927 espone al Palazzo della Permanente di Milano e nel 1928 espone alla Galleria Bardi di Milano una ventina di sculture. Partecipa alla realizzazione del Monumento ai Caduti di Milano dell'architetto Giovanni Muzio (al quale lavora anche Adolfo Wildt). Il Ministero della Pubblica Istruzione gli assegna l'incarico per le decorazioni scultoree della Nuova Stazione Centrale di Milano.
nel 1931 porta a termine i bassorilievi e le sculture della Stazione Centrale di Milano, inaugurata il medesimo anno.
Nel 1936 esegue il rilievo La Caduta di Lucifero per il Palazzo di Giustizia di Milano.  Si trasferisce quindi a Parigi, dove, nel dicembre, espone ad una mostra personale presso la Galleria Charpentier, circa cinquanta opere. A Parigi si dedica alla produzione di ceramiche e piccoli bronzi.
Rientra a Milano nel 1940 e nel 1945 è  di nuovo a Parigi, dove risiede sino al 1950.
Tra il 1950 ed il 1973 vive a Milano, dove muore il 23 settembre 1973.